Riprendiamoci il futuro. Dalla truffa del Ponte alla rinascita del territorio |
I simboli del tessuto produttivo del nostro territorio, vanto di generazioni di lavoratori e di messinesi, le capacita' professionali acquisite nel tempo e le attività sulle quali si e' fondata anche l'identità del nostro territorio rischiano di essere cancellati definitivamente per soddisfare interessi speculativi e predatori. Tutto ciò avviene mentre la fine del 2012 ci consegna la riproposizione del dibattito pubblico sul Ponte sullo Stretto. La scelta del Governo di rimandare di due anni la decisione su cosa fare del progetto ponte - che ha già sperperato centinaia di milioni di euro senza apportare alcun beneficio ai territori e ai loro abitanti - riapre, nei fatti, la partita. Mentre Berlusconi rispolvera la Grande Opera come argomento da campagna elettorale, Eurolink comunica l’intenzione di voler recedere dal contratto confessando, probabilmente, il vero obiettivo : la riscossione delle penali. Intanto Impregilo le penali le inserisce nei bilanci, facendo così lievitare il valore delle proprie azioni. Insomma, una vicenda che sembrava, con il definanziamento dell’opera, volgere rapidamente al crepuscolo ritorna al centro della scena. Non che la cosa ci prenda troppo alla sprovvista. Siamo abituati a queste periodiche ripartenze. Tanto che abbiamo imparato a non considerarle come un'anomalia bensì come la norma, come un modello secondo il quale i territori vengono espropriati della loro ricchezza più attraverso l’iter che attraverso la vera e propria realizzazione delle opere. E’ per questo che abbiamo collocato la nostra critica al Ponte sullo Stretto nell’ambito della più generale opposizione alla politica delle grandi opere, attraverso la quale ingenti risorse sono state trasferite dalle casse pubbliche a poche grandi imprese aggiudicatrici dei grossi appalti, secondo un sistema che, attraverso strumenti come il Project Financing e il General Contractor, ha impedito ai territori di decidere del proprio futuro e ai cittadini di prendere parola. Contro questi progetti e contro questo modello si è sviluppato negli ultimi dieci anni un forte movimento di lotta, da alcuni tacciato di rappresentare la voce dei No, ma che in realtà si è trasformato in un grande cantiere di idee per una nuova politica e per una idea nuova di convivenza nei territori. Il movimento No Tav ne è senz’altro l’espressione più nota e più suggestiva, ma in tutta Italia - contro infrastrutture di trasporto inutili e devastanti, termovalorizzatori, rigassificatori, impianti militari e installazioni dal forte impatto ambientale - sono sorti comitati e aggregazioni che, insieme alle mobilitazioni in difesa dei beni comuni, hanno dato vita a un generale pronunciamento dal basso, espressione di nuove forme di democrazia partecipata. A tali mobilitazioni si sono affiancate le dure vertenze aperte sul territorio a difesa del posto di lavoro, per difendere diritti sociali acquisiti in anni di lotta, contro una crisi che si vuole fare pagare solo ai lavoratori e non ai veri responsabili, per tenere in vita la speranza di un futuro migliore. In questo solco si inserisce anche la liberazione del Teatro in Fiera, ribattezzato Teatro Pinelli Occupato, e dell'ex Irrera a Mare: azione che - oltre ad aprire varchi di speranza per un destino disperato come quello dell'intera cittadella fieristica - giorno dopo giorno prova a tessere e alimentare la rete dei lavoratori in lotta nella nostra città. E' partendo da qui, in sinergia con queste realtà, che vogliamo scandire i nostri contenuti. Il Movimento No Ponte torna dunque di nuovo in piazza, per chiudere definitivamente la partita del Ponte sullo Stretto e per unire e continuare le lotte per la Rinascita del Territorio. Saremo in piazza il 16 MARZO a MESSINA per ribadire la richiesta alla Regione Siciliana di ritirare immediatamente le proprie quote azionarie ed il proprio rappresentante in Consiglio d’amministrazione della Stretto di Messina Spa (società concessionaria per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto), e chiedere : 1. la soppressione della Stretto di Messina Spa; 2. il recesso dal contratto con Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte); 3. il non riconoscimento di alcuna penale e alcun debito. Saremo in piazza il 30 MARZO a NISCEMI insieme al movimento che si oppone alla costruzione del Muos, il sistema d’antenne satellitari ad alto inquinamento elettromagnetico pensato per governare le guerre del 2000 (quelle degli aerei senza pilota, della guerra automatizzata). [Insieme i due movimenti organizzeranno una serie d'incontri a carattere seminariale per l'approfondimento delle tematiche oggetto delle manifestazioni] * Saremo in piazza anche in Valsusa: assieme ai no tav, contro lo sventramento criminale della valle e contro il depotenziamento del trasporto pubblico - già ridotto ai minimi termini - a favore di un'inutile e dispendiosa alta velocità. A breve comunicheremo la data ufficiale della mobilitazione. *Sono previste varie iniziative per la preparazione del corteo: a breve le calendarizzeremo e renderemo pubbliche. |
RETE NO PONTE - Comunità dello Stretto |
SOLIDARIETA’ AI MILITANTI DEL CSOA ANGELINA CARTELLA, BARBARAMENTE DATO A FUOCO DA NEOFASCISTI. |
La Rete No Ponte/Comunità dello Stretto esprime tutta la propria solidarietà ai militanti e agli attivisti del noto centro sociale A. Cartella, spazio occupato da lungo tempo e che è stato fino ad oggi sicuramente il luogo di produzione culturale e politica più interessante della città di Reggio Calabria.
La barbarie neofascista deve essere messa al bando. Non solo per ciò che fa, ma per ciò che evoca. L’incendio provocato stanotte è un chiaro segno a tutti coloro i quali pensano che “anche coi fascisti si può e si deve dialogare” e che non si possa per nessun motivo vietare la riorganizzazione associativa di forze che si rifanno a questo triste passato. No. L’incendio di stanotte dimostra, come se ce ne fosse bisogno, la natura violenta e meschina di questi movimenti che vanno fermati prima che facciano altri danni alla nostra società, già abbastanza in crisi per potersi permettere anche i fascisti tra i piedi.
O fascismo o democrazia. Non è possibile pensare che le due cose si combinino e possano stare insieme. I fascisti e i neonazisti sono un pericolo per tutti noi. Bisogna combatterli e neutralizzarli. Lasciare questo gesto nel suo isolamento, senza inquadrarlo nella questione della riorganizzazione delle forze neofasciste in Italia, è un atto di legittimazione. Bisogna che da Reggio parta un coro di indignazione e che, insieme a tutti gli altri fatti accaduti in questi anni, si arrivi alla chiusura di quelle organizzazioni nelle quali si coltiva ancora oggi la violenza fascista. |
Rete No Ponte - Comunità dello Stretto |
ASSEMBLEA PUBBLICA: "QUALE FUTURO PER IL MOVIMENTO NO PONTE?" sabato 24 marzo 2012 Ore 9.30 c/o Salone dei Mosaici, Stazione Marittima di Messina |
Il Ponte sullo Stretto de-finanziato lo abbiamo già conosciuto. Era il tempo del Governo Prodi e la forte pressione del Movimento No Ponte era riuscita a spostare la posizione di forze politiche precedentemente favorevoli alla grande opera. Il "mostro sullo Stretto" venne inserito tra le opere non prioritarie. Per tutti era ormai la fine di un incubo. Colpevolmente il Governo Prodi lasciò in piedi il contratto con Impregilo e non sciolse la Stretto di Messina Spa, società concessionaria per la progettazione e la costruzione del Ponte. Fu gioco facile per un Berlusconi nuovamente al posto di comando rilanciare l'opera. Nel solo 2010, la stagione delle trivelle, vennero spesi 110 milioni di euro in sondaggi e progettazione, con un impatto risibile per l'area dello Stretto in termini di ritorno economico e occupazione. Oggi il Ponte è nuovamente de-finanziato. Il nuovo Governo manifesta un evidente disinteresse nei confronti dell'opera e, ciò che è più importante, il Ponte sullo Stretto è ormai fuori dai corridoi di trasporto europei. Si tratta, questo, di un aspetto davvero significativo perchè nella fase della grande crisi del debito pubblico la selezione delle opere da finanziare verrà fatta, ormai è consolidato, proprio privilegiando quelle che rientrano nei corridoi. I nuovi meccanismi di finanziamento saranno basati sulla ricerca di risorse da recuperare sui mercati finanziari (Fondi sovrani, Fondi pensione ...) e verranno sostenuti da project bond garantiti dall'Europa. Ecco, quindi, che, allo stato, il futuro del Ponte è molto improbabile. Nonostante queste evidenze, dal Governo arrivano pronunciamenti che prevederebbero una sospensione e non una cancellazione dell'opera. La situazione è, quindi, molto pericolosa perchè, comunque, rimane il rischio di lasciare aperta una partita che si manifesta come una vera e propria ipoteca sul territorio. Ancora oggi la Stretto di Messina Spa è un costo per la comunità, ancora poco tempo fa il più importante giornale locale riportava il bando per l'apertura di un mutuo di 11 milioni di euro finalizzato a finanziare il cantiere di Cannitello, recentemente Rete ferroviaria italiana avrebbe richiesto al ministero dell'Ambiente di avviare la procedura di Valutazione di impatto ambientale sui nuovi collegamenti ferroviari tra il ponte e le linee storiche di collegamento con Reggio Calabria e Gioia Tauro, infine Eurolink (General Contractor per il Ponte) ha ancora nella propria disponibilità uno stabile di proprietà dell'Università di Messina. Insomma, il Ponte costa anche se non lo si fa e se non lo si cancella rimane il rischio di rivederselo rilanciato al mutare del quadro politico nazionale. Infine, l'eventuale approvazione del progetto definitivo rischierebbe di aprire tutta la partita delle penali (centinaia di milioni di euro). E' importante, quindi, non abbassare la guardia e rilanciare e continuare la mobilitazione affinchè venga rescisso il contratto con Impregilo, venga sciolta la Stretto di Messina Spa, non si riconosca alcuna penale nei confronti delle consociate in Eurolink e si imponga di investire le risorse destinate al ponte per infrastrutture utili al territorio interessato dall'opera. |
ReteNoPonte - Comunità dello Stretto |
SOLIDARIETÀ AL MOVIMENTO NO TAV. LIBERI TUTTI! |
Gli arresti e le perquisizioni di ieri, in seguito ai fatti del 3 luglio in Val di Susa, rappresentano l’ennesima svolta autoritaria e il tentativo di punire, dividere e criminalizzare il popolo resistente no tav.
D’altra parte la stretta repressiva del governo - come unico momento di (non) confronto con chi ogni giorno lotta per una società lontana dalle dinamiche mafiose, speculative e clientelari - non sorprende ormai nessuno.
Il movimento val susino, composto da soggettività molteplici, ha come obbiettivo unitario la costruzione di un futuro migliore e si batte contro l’opprimente dittatura delle banche, guardando alla connessione delle lotte come unica via per uscirne.
La rete no ponte esprime, quindi, vicinanza a tutti i compagn* che in questi giorni subiscono l’ingiustizia e l’arroganza del potere."
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ReteNoPonte - Comunità dello Stretto |
IMMAGINIAMO UN FUTURO FELICE / RIFIUTIAMO L’INCUBO CHE CI VIENE OFFERTO |
Oltre 500 persone hanno partecipato al corteo messinese per la cittadinanza universale e contro il razzismo. La manifestazione, indetta dal Comitato 18 dicembre, si è svolta nell’ambito della giornata mondiale dei migranti indetta dal Forum Sociale Mondiale di Dakar ed ha agitato una piattaforma condivisa che chiede, tra le altre cose, la cancellazione della Legge Bossi-Fini, il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia e il rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa”. La rabbia per l’uccisione a Firenze, da mano fascista, di Mor Diop e Modou Samb è stato il sentimento prevalente per tutto il corteo e forte è stato il protagonismo della comunità senegalese.
La difesa dal razzismo e il diritto a poter scegliere dove e come costruire il proprio futuro hanno convissuto con i temi legati alla difesa del territorio e alla battaglia per i beni comuni. La cancellazione della Stretto di Messina Spa e la rescissione del contratto con Impregilo sono stati indicati come l’obiettivo principale del movimento no ponte affinchè si chiuda definitivamente la partita e si utilizzino le risorse destinate alla devastante infrastruttura per la messa in sicurezza del territorio.
I temi della lotta contro la precarietà e per la difesa del welfare sono stati sottolineati dall’affissione sulle inferriate della Banca d’Italia di uno striscione con lo slogan “O la Borsa o la vita / people before profit”, ad indicare che, se il lavoro sociale, le vite di tutti e le politiche governative (tutte) sono oggi sottomesse ai flussi finanziari e comandati dai signori della finanza, non sarà possibile difendere le condizioni materiali di vita di milioni di persone se non si disconoscerà il debito e si procederà ad una forte redistribuzione sociale della ricchezza.
Di fronte al Municipio di Messina è stato, inoltre, esposto uno striscione che recava la scritta “Dimissioni” ed invitava Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale a togliere il disturbo per manifesta incapacità ad affrontare i problemi che il territorio vive. In particolare, al sindaco Buzzanca che minaccia di chiedere un risarcimento danni per la mancata costruzione del Ponte sullo Stretto diciamo che sarà la città a chiedere un risarcimento a chi, incapace di immaginare un futuro felice, ha fatto inseguire a tutta la comunità un incubo devastante.
Nel corso del tragitto, terminato davanti alla Prefettura con gli interventi delle comunità di migranti, è stato realizzato un collegamento telefonico con il lavoratori dei cantieri navali di Trapani che, sotto minaccia di licenziamento, hanno deciso di occupare, ad oltranza, la nave che avevano in lavorazione. Dal corteo a loro un applauso di incoraggiamento a continuare la lotta. Da loro al corteo i migliori auguri per la riuscita della manifestazione. |
Comitato 18 dicembre |
LA RETE NO PONTE IN PIAZZA IL 18 DICEMBRE |
Il 18 Dicembre, giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti (promossa dal forum sociale mondiale di Dakar), in tutto il mondo si manifesterà per i diritti umani, sociali e politici affinché ogni cittadino del pianeta possa decidere dove e come costruire il proprio futuro. La Rete No Ponte aderisce alla giornata di mobilitazione per ribadire la propria opposizione allo sperpero di denaro pubblico e alla devastazione dell’ambiente che accompagnano la più inutile delle infrastrutture. In particolare, il 18 dicembre (concentramento alle ore 16.00 in Piazza Antonello) la Rete No Ponte rivendicherà la chiusura della Stretto di Messina Spa (concessionaria per la progettazione e costruzione del Ponte), la cancellazione del contratto con Impregilo e il disconoscimento di alcun tipo di penale nei confronti di questa e delle consociate in Eurolink (general contractor per la progettazione e la costruzione del Ponte). Dopo la conferma del disimpegno economico dell’Unione Europea, dopo l’impegno della Camera ad utilizzare le risorse destinate al “mostro sullo Stretto” per il trasporto locale e dopo la cancellazione delle opere compensative è, infatti, giunto il momento di chiudere la partita e mettere la parola fine ad un iter improduttivo che serve solo a foraggiare studi di progettazione e grandi contractor senza alcun guadagno per il territorio e gli abitanti dell’area dello Stretto. Dopo l’ennesima alluvione che ha causato ancora morte e distruzione, riteniamo che vada dato finalmente avvio alla vera grande opera di cui abbiamo bisogno: la messa in sicurezza del territorio. Questa sarà il frutto di un lavoro di risanamento delle zone colpite, ma anche e soprattutto di una nuova cura del territorio. Le recenti alluvioni hanno dimostrato, infatti, la più completa impreparazione ad affrontare il normale corso della natura che viene dipinta come un cattivo mostro che si abbatte sulle nostre vite distruggendo tutto. Se è vero, da un lato, che l'eccezionalità degli eventi atmosferici ha determinato in una certa misura l'entità degli ultimi disastri, è anche vero, dall'altro, che la politica di pianificazione del territorio della provincia di Messina è stata lasciata in mano a un'accozzaglia di predatori che hanno riversato centinaia di milioni di metri cubi di cemento in un territorio in cui l'emigrazione è altissima e che presenta una quantità elevatissima di abitazioni sfitte. La misura è colma, non c'è mercato immobiliare eppure la politica del mattone non finisce mai di stupire. Sempre nuove concessioni vengono elargite a signorotti locali che, con la complicità dei poteri forti del territorio, consumano suolo e vivibilità. E' quello che accadrà con il Ponte sullo Stretto, il cui progetto prevede lo scarico di 8 milioni di metri cubi di materiale inerte proprio nelle prossimità delle zone recentemente alluvionate. Il nostro territorio inizia a produrre un nuovo tipo umano: lo sfollato. Sempre più gente ormai vive in condizioni di disagio e di allontanamento forzato dalla propria abitazione a causa di eventi calamitosi. Allo stesso modo, mentre la sicurezza si declina, a livello nazionale e a livello locale, come mera repressione, la politica dimentica l'altra accezione possibile del termine: sicurezza di avere un saldo terreno sotto i piedi. Ed un "saldo terreno sotto i piedi", a causa di fragilità sociali ed inadempienze politiche, manca ai migranti, le cui condizioni di precarietà, insicurezza e sradicamento stanno diventando tratti caratteristici di sempre più autoctoni. E’, quindi, necessario manifestare uniti e uniti rivendicare diritti universali. Soltanto stando uniti sarà possibile difendersi dalla crisi globale (che i Signori della Finanza hanno prodotto e che ora vorrebbero farci pagare attraverso provvedimenti come quelli contenuti nella manovra finanziaria del Governo Monti) impedendo lo sfruttamento del nostro territorio e tutelando il diritto ad una vita felice per tutte le donne e tutti gli uomini. |
RETE NO PONTE – Comunità dello Stretto |
NOI ABBIAMO GIÀ VINTO! |
Dal consiglio comunale di oggi è emerso in modo chiaro un fatto decisivo: tutto ciò che la Rete No Ponte ha denunciato per dieci lunghi anni ha rotto gli argini in cui era forzatamente incanalato per diventare argomento principale delle forze politiche che si dicono di opposizione e che per anni, se non si sono schierate a favore, hanno tenuto sull’argomento Ponte sullo Stretto un atteggiamento ondivago e ambiguo. Oggi le dichiarazioni dell’on. Genovese convergono con quelle della Rete No Ponte sul punto più decisivo: chiudere la Stretto di Messina per chiudere definitivamente la partita Ponte sullo Stretto. Il volto pubblico più noto della deputazione locale legata a uno dei maggiori partiti della nazione, il PD, accetta e fa sua la rivendicazione della Rete No Ponte. Se, quindi, Genovese non verrà smentito non si può non prendere atto che il PD ha superato ogni proprio tentennamento per assumere una posizione netta e definitiva sull’argomento. Mobilitazione, anzi “sollevazione popolare che coinvolga i cittadini non solo sulla questione Ponte ma anche sulla mancata destinazione di fondi per gli alluvionati di Giampilieri e che faccia sentire forte la voce di Messina in tutta Italia attraverso il blocco dello stretto e delle autostrade di Messina” è addirittura ciò a cui ambisce il consigliere comunale dell’UDC Melazzo. Abbiamo ascoltato il rappresentante della Uil confessare che il loro SI al Ponte era dettato dalla disperazione di dover dare risposte alle grida di sofferenza provenienti dal territorio, ma che oggi quel SI non è più sostenibile. Abbiamo visto e ascoltato tentennamenti anche tra coloro che da sempre favorevoli al Ponte sono stati. La Cisl, addirittura. Tanta nettezza e radicalità non ce l’aspettavamo, francamente. Tanto che alcuni hanno superato, per radicalità nelle pratiche di lotta proposte, il nostro intervento (quello di Luigi Sturniolo), e gli interventi di Mariano Massaro dell’Orsa e quello del prof Guido Signorino. Certo, ci aspettiamo di vederli adesso in piazza, laddove noi ci siamo conquistati la “voce” che il Presidente della Provincia Ricevuto ci ha riconosciuto avere. Quello che più conta, però, sono i contenuti. Tutte le denunce sul calo occupazionale (con la chiusura annunciata dell'Officina Grandi Riparazioni e la dismissione del settore della navigazione e delle ferrovie a causa del progetto Ponte), sullo sperpero di risorse pubbliche, sul clientelismo, sulle devastazioni ambientali, sulla svendita della città a Eurolink, in sostanza, sul miraggio di uno sviluppo basato sulla speculazione e la rendita che farà crescere i profitti del consorzio d’imprese, tranne quelli della città di Messina, oggi sono venuti tutti a galla in maniera chiara e precisa. Insomma, al progetto Ponte ormai sembra non credere più nessuno. Solo l’assessore Scoglio (che, ricordiamo, è legale di Condotte d’Acqua, una delle imprese consorziate in Eurolink), il presidente della provincia Nanni Ricevuto e il consigliere comunale Trischitta ritengono ancora che una crescita della città di Messina potrà passare solo attraverso la realizzazione del manufatto Ponte. A noi resta la soddisfazione di aver avuto pubblicamente ragione con la consapevolezza che la lotta non è ancora finita e che rimane il rischio della prosecuzione di un iter stanco e scalcagnato che consumi ancora risorse pubbliche, garantendo magari, infine, ad Eurolink di intascare la penale in caso di rescissione del contratto a cantieri aperti. Bisogna ancora vincere sul piano istituzionale, bisogna ancora completare l’opera e chiudere definitivamente la partita. Ma sul piano politico, il movimento contro il Ponte sullo Stretto fa oggi un enorme passo avanti. Il prossimo sarà lanciare una grande mobilitazione per l'alternativa che la Rete No Ponte ha elaborato in questi anni, soprattutto per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio e il rilancio della città attraverso le infrastrutture di prossimità. |
ReteNoPonte - Comunità dello Stretto |
SIT-IN NO PONTE AL COMUNE DURANTE IL CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO DEL 7 NOVEMBRE |
Lunedì 7 novembre, dalle ore 10.00, si svolgerà in Municipio un Consiglio Comunale straordinario riguardante il Ponte sullo Stretto e le opere "propedeutiche e funzionali", in vista dell'aggiornamento dell'Accordo di programma. Quindi facciamo sentire tutti/e insieme il fiato sul collo ai "nostri" consiglieri comunali, dopo la cancellazione delle tanto sbandierate opere compensative promesse alla classe politca locale, l'estromissione del Ponte dalla lista delle opere strategiche per la Comunità Europea e in ultimo l'approvazione alla Camera, con parere favorevole del Governo, della mozione dell'Idv che nega il finanziamento per la costruzione del ponte. Per noi, adesso, manca solo una cosa: cancelliamo la "Stretto di Messina Spa" e chiudiamo la partita! |
ReteNoPonte - Comunità dello Stretto |
NO-TAV TOUR. Assemblea all'Ex-Guernica sabato 5 novembre |
Nell'ambito dell'iniziativa "la valle che resiste e non si arrende incontra l'italia" la tappa di Messina sarà all' Ex-guernica via Castellammare n°6 alle ore 10 il 5 novembre. |
No tav tour |
Ponte. Sciogliere la Stretto di Messina, chiudere la partita |
La campagna di terrelibere.org: sciogliere la Stretto di Messina Spa, revocare tutti i contratti (da quello principale al monitore ambientale fino al broker assicurativo), impegnare i fondi per la messa in sicurezza del territorio, non riconoscere alcun debito. Tenere ancora in piedi il carrozzone che ha sprecato una valanga di denaro pubblico significa rimandare a domani un problema che si può risolvere oggi.
Dopo il segnale del governo (ulteriore definanziamento del Ponte) chiediamo che la partita sia definitivamente chiusa. E dunque, per prima cosa, lo scioglimento della “Stretto di Messina`. Secondo: rescissione di tutti i contratti, da quello con Eurolink-Impregilo all`accordo con il “monitore ambientale` Fenice EDF. Terzo: non riconoscimento di alcun debito con il Contraente Generale. Infine: utilizzo delle somme precedentemente impegnate a favore della messa in sicurezza del territorio.
Gli investimenti vanno spostati nella messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, nella riqualificazione urbana, nel riammodernamento degli edifici scolastici, nel trasporto pubblico nello Stretto. In generale, nelle infrastrutture di prossimità. La messa in sicurezza del territorio oggi è una grave questione nazionale. Le alluvioni catastrofiche, negli ultimi anni, hanno riguardato la Liguria come la Campania, la Sicilia come il Veneto.
Tenere in piedi il carrozzone che nel corso degli anni ha sprecato una valanga di denaro pubblico è la cosa peggiore che si possa fare oggi. Non affrontare la questione dello scioglimento vuol dire rimandare a domani un problema che si può risolvere oggi.
I segnali sono inequivocabili e arrivano persino da parte governativa. Prima la cancellazione delle opere compensative, poi la bocciatura dell`Unione Europea, adesso il definanziamento della “Stretto di Messina Spa`. Al di là delle dichiarazioni di circostanza già rilasciate da Matteoli, Ciucci e politici locali, la sostanza è che i tre eventi elencati segnalano l`inconsistenza in termini di credibilità e di sostenibilità finanziaria del progetto di costruzione del “mostro sullo Stretto`.
Crolla l`apparato – tutto ideologico e costruito in sede locale - sulla possibilità di infrastrutturare il territorio dello Stretto a spese del Ponte. In quanto accaduto c`è, però, il rischio di considerare finita la partita. Siamo certi che non è così. Così come ai tempi del governo Prodi porre il Ponte tra le opere non prioritarie non ci mise al riparo dal rischio di ripartenza del progetto.
Dare oggi per scontata la fine dell`attraversamento stabile significherebbe sottovalutare la possibilità di una continuazione, sottotraccia, dell`iter. Quell`iter che ha già dilapidato centinaia di milioni di euro e che rappresenta la natura vera della politica delle grandi opere. In questo momento sono in vigore i contratti con Eurolink (il cantiere preliminare di Cannitello sarà consegnato a dicembre), quello con EDF Fenice per il monitoraggio ambientale (la società ha inquinato la falda acquifera della Basilicata, ma a Messina controlla la qualità dell`aria), quello con il "Project Management Consultant" e il "Broker assicurativo".
E` necessario accentuare le iniziative di mobilitazione affinché vengano raggiunti quegli obbiettivi che, davvero, definiscano i passaggi formali della chiusura del progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto. Quanto sta accadendo dovrebbe, infine, indurre alle dimissioni quella rappresentanza politica locale che ha fatto riferimento al Ponte come unica possibilità di sviluppo ed ha proposto lo scambio devastazione del territorio/flussi di denaro come unico orizzonte possibile. Quella rappresentanza politica ha fatto della “politica della miseria` e della questua il proprio tratto caratteristico, deve semplicemente prendere atto del fallimento della propria proposta politica e togliere il disturbo. A tutti i “no pontisti` diciamo: ci vuole ancora uno sforzo. Noi stiamo già vincendo. |
Luigi Sturniolo e Antonello Mangano |
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Matite contro il ponte
Foto 14 Maggio