MANIFESTAZIONE 28 AGOSTO



CAMPAGNA 100 PIAZZE CONTRO IL PONTE



No Ponte: un mese di mobilitazione in difesa del territorio, della democrazia, del bene comune

Le mappe, diffuse ieri dagli organi di stampa, relative ai raccordi, alle cave e alle discariche del Ponte sullo Stretto chiariscono che i cantieri e, quindi, i disagi ad essi connessi non interesseranno solo la zona di Torre Faro, ma riguarderanno la città intera. D’altronde le trivelle che, come funghi, spuntano un po’ dappertutto lo stanno a dimostrare. Ciò che viene prospettato agli abitanti di Messina per il futuro è una città-cantiere nella quale l’ autorità sarà in buona misura in mano alla Stretto di Messina Spa, concessionaria del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto di Messina, e ad Eurolink (General Contractor). E’ a firma della Stretto di Messina Spa, infatti, l’autorizzazione ad Eurolink ad introdursi nei complessi residenziali “Due Torri” e “Torre Faro” per effettuare le trivellazioni utili ai fini della redazione del progetto del Ponte sullo Stretto. Senza che nulla i residenti abbiano potuto dire in proposito, senza che alcun’istituzione pubblica sia stata chiamata ad esprimere parere, senza alcun filtro partecipativo e democratico nei giorni 7 e 8 settembre gli operai e i tecnici incaricati dei sondaggi geognostici si recheranno presso i condomini in questione accompagnati non si sa da quale dispositivo di sicurezza, visto che la lettera inviata ai proprietari degli immobili è stata recapitata contestualmente alla Prefettura di Messina e alle Forze dell’ordine pubblico. I condomini dei complessi residenziali hanno già manifestato l’intenzione di fare opposizione a tale volontà. Noi saremo lì in solidarietà con loro, contro il Ponte sullo Stretto e per la difesa della democrazia. Riteniamo, infatti, questi atti espropriativi mortificanti per la condivisione delle scelte ed espressione di una svolta autoritaria nella gestione del territorio. Con lo stesso spirito contesteremo il Ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli giorno 10, in occasione della firma del protocollo d’intesa che consegnerà (in realtà l’edificio già ospita gli uffici del General Contractor) l’incubatore d’imprese, sito nel plesso universitario di Papardo, ad Eurolink. Non assisteremo in silenzio alla cessione di un bene pubblico per il quale sono state investite risorse pubbliche ad un ente privato che in nulla ha i requisiti per poterne usufruire. L’incubatore d’imprese era, infatti, stato pensato per favorire la nascita di nuovi progetti ad opera di giovani laureati. Saremo, poi, il 12 settembre, al fianco dei lavoratori precari della scuola che manifesteranno a Messina e ribadiremo in quell’occasione quanto ripetutamente urlato nel corteo del 28 agosto a Torre Faro e cioè che le risorse pubbliche vanno utilizzate per promuovere un bene comune come la scuola piuttosto che ingrassare i pescecani degli appalti pubblici. Sfileremo, quindi, con i lavoratori marittimi in difesa dell’occupazione e dei trasporti pubblici nello Stretto di Messina in una lotta che è comune, come testimoniato dalla delegazione di lavoratori della navigazione al corteo No Ponte. Concluderemo questo mese di mobilitazioni con il corteo del 2 ottobre, in occasione dell’anniversario delle frane che hanno causato 37 morti nella zona sud di Messina, per ribadire che i soldi del ponte devono essere utilizzati per la messa in sicurezza dei territori. Facciamo appello alla popolazione dello Stretto, e in particolare al popolo No Ponte che ha affollato le strade di Torre Faro il 28 agosto, affinché partecipi numerosa a questo percorso di mobilitazione. UN SOLO NO E TANTI SI FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA’

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UN’INVASIONE GIOIOSA E PACIFICA DI TORRE FARO

Questo è stato il corteo No Ponte: un’invasione gioiosa e pacifica dei luoghi destinati ad essere stravolti dai cantieri del Ponte sullo Stretto. Un lungo e colorato serpentone ha percorso le vie di Torre Faro in un contesto di grande solidarietà certificato dalle tante bandiere appese ai balconi. 4000 mila partecipanti, in quella che è stata di gran lunga la manifestazione più numerosa svoltasi a Capo Peloro, hanno ribadito la contrarietà al “mostro sullo Stretto” definito inutile, devastante e fortemente costoso in termini di risorse pubbliche. D’altronde la messa in moto delle trivelle e l’avvio del monitoraggio ambientale, seppure in un contesto di resistenza da parte della popolazione interessata, segnalano l’intenzione del Governo nazionale di volere insistere nel processo di continuo trasferimento di risorse pubbliche nelle tasche dei grossi contractor che si nutrono di appalti pubblici. In questo modo, seguendo un iter lento, stanco e confuso, contraddistinto dai mille rinvii, viene tenuto aperto un canale di spesa che impedisce qualsiasi altra prospettiva per il nostro territorio. Il corteo di Torre Faro ha dimostrato che il movimento che si oppone al Ponte e che chiede che le risorse ad esso destinate vengano utilizzate per infrastrutture prossime ai cittadini, per strade, ferrovie, per il potenziamento dei trasporti pubblici nello Stretto, per la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio è in crescita. Il 2 ottobre questo movimento sarà nuovamente in piazza, questa volta a Messina centro, in occasione dell’anniversario delle frane che hanno causato la morte di decine di persone nella zona sud di Messina. Sarà quella l’occasione per chiedere che si ponga fine all’inutile scempio di territorio e risorse pubbliche che è il ponte e si avvii una significativa messa in sicurezza del territorio attraverso politiche condivise e partecipate.

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GIOVEDÌ 26 CONFERNZA STAMPA PER IL CORTEO DEL 28

Giorno 26 AGOSTO alle 11 presso la saletta commissioni di Palazzo dei Leoni sede della provincia regionale di Messina si terrà la conferenza stampa della ReteNoPonte in merito al corteo cittadino che si terrà giorno 28 agosto nella zona di Torre Faro con partenza da via circuito alle 18.00

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CORTEO NO PONTE Torre Faro - MESSINA Sabato 28 Agosto h 18.00

Eurolink (General Contractor), amministrazioni locali, governo nazionale e cosche mafiose fremono all’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto: un progetto già morto ancora prima di nascere, incompatibile con le esigenze di questo territorio, inutile per la mobilità delle persone e delle merci, devastante sul piano ambientale e semplicemente folle per i costi economici. Pensare di spendere più di 6 Miliardi di euro per il Ponte è più di una provocazione: è l’umiliazione di un territorio strangolato dalla crisi economica, duramente segnato dal collasso delle proprie attività produttive e sempre più invivibile. La demagogia pontista fa finta di non vedere la realtà: i 30.000 disoccupati, i 1.500 sfollati di San Fratello e Giampilieri, i 5.000 lavoratori licenziati solo negli ultimi 12 mesi senza ammortizzatori sociali, gli oltre 3.000 baraccati, i 25.000 emigrati in dieci anni. Secondo recenti studi il partito pontista ha sperperato in progettazione (quella preliminare, nemmeno esecutiva), pubbliche relazioni e prebende oltre 400 milioni di euro: ne sarebbero bastati meno per mettere in sicurezza tutte le aree colpite dalle frane, ne basterebbero ancora meno per potenziare il trasporto pubblico nello Stretto di Messina. Il Ponte, in un mix di autoritarismo e delirio di onnipotenza, lascia intatte tutte le devastazioni, i drammi, la mancanza di prospettive e le solitudini di questo territorio per distruggere (con risorse pubbliche) anche le ultime possibilità di riscatto e di liberazione dell’intera area dello Stretto.

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IN CENTINAIA ALLA PEDALATA NO PONTE

La nostra lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto continua. Registriamo oggi il grande successo di partecipazione alla Pedalata No ponte. Dopo vari presidi informativi davanti alle trivelle, dopo la partecipazione alla contestazione contro la scelta dell’Università di Messina di concedere un edificio, già destinato a fungere da incubatore d’imprese, ad Eurolink, abbiamo scelto oggi una modalità comunicativa itinerante. In tanti abbiamo percorso in bicicletta le strade di Faro e Ganzirri indossando magliette no ponte e distribuendo volantini che spiegano le immani devastazioni cui porterebbe la mega-opera e le alternative possibili. Sappiamo bene che la strada per fermare il mostro sullo Stretto è lunga e sappiamo che tante sono le forme di mobilitazione e gli strumenti da utilizzare in questo percorso. Questo non ci spaventa. Siamo confortati dalla crescente partecipazione alle iniziative e dall’interesse intorno alla nostra attività. Il successo dell’iniziativa di oggi ci incoraggia a moltiplicare gli sforzi per bloccare la costruzione del Ponte.

Per il Comitato No Ponte “Capo Peloro” Enzo Bertuccelli



Annullata anche la seduta del Senato Accademico. Brusca frenata all'accordo tra Università ed Eurolink

La seduta del Senato Accademico prevista per oggi, alle ore 9.00 ed avente all'ordine del giorno il Protocollo tra Università di Messina, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Sviluppo Italia Sicilia, Stretto di Messina ed Eurolink è stata annullata. Segue a ruota la cancellazione della presenza del Ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli. Non ci vogliono i maghi per capire che, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel percorso che doveva portare a consegnare l'edificio dell'Università, precedentemente destinato a fungere da Incubatore d'imprese, ad Eurolink. Non ci vogliono i maghi per capire che un ruolo importante è stato giocato da manifestazioni e documenti provenienti dai No Ponte e dal mondo accademico stesso che evidenziavano le incoerenze di tutta l'operazione. La Rete No Ponte aveva annunciato, in occasione della visita di Matteoli, una contestazione visibile e rumorosa. Non ce n'è stato bisogno. Sono scappati prima. La lotta contro il Ponte continua.

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CACEROLAZO IL 14 LUGLIO ORE 15.30 INCROCIO VIA CONSOLARE POMPEA/SALITA PAPARDO. MATTEOLI AL PAPARDO ANDIAMO AD ACCOGLIERLO

Il ministro delle infrastrutture sarà giorno 14 luglio all'università di Messina, presso il polo sito in contrada Papardo, per per firmare la convenzione che vedrebbe partecipi le Università di Messina e Reggio Calabria nell'ambito progettuale relativo alle opere del ponte. Tali ulteriori passerelle e prese in giro, mentre nei nostri territori spuntano trivelle che sanciscono l'inizio della costruzione del MOSTRO, non sono più tollerabili. Andiamo tutti insieme a ricordare al ministro che i messinesi non vogliono il ponte e sono determinati a difendere i loro territori ed il loro futuro. APPUNTAMENTO ORE 15.30 INCROCIO VIA CONSOLARE POMPEA / SALITA PAPARDO. Portate pentole e mestoli ci faremo sentire dal ministro

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IL NOSTRO PUNTO DI VISTA SUI RAPPORTI TRA UNIVERSITA' ED EUROLINK

Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’ assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto). La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa. D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’ originaria destinazione dell’edificio. Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”. In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10) Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini. La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”. Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’ esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq. Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’ economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d'impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’ edificio in costruzione all'interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”. Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell'anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell'ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’ impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”. Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’ affitto del core business del Ponte sullo Stretto. A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”. Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina - spiega l’economista - era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink). «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’ “incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale». Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?

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Gli attivisti no ponte parlano il linguaggio della democrazia Il Senato Accademico quello della corporazione

Si è svolto nel pomeriggio di oggi, davanti al Rettorato dell’Università di Messina, il sit-in indetto dalla Rete No Ponte per contestare la decisione di assegnare ad Eurolink (General Contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori del ponte sullo stretto) un intero edificio del Polo scientifico di Papardo di 4.400 Mq., destinato in precedenza alla nascita di “nuove imprese”, frutto di ricerca e di innovazione. A queste – costituite in particolare da giovani laureati – sarebbero stati garantiti, secondo l’originaria destinazione, spazi, servizi e strumenti a costo contenuto. FUORI IL PONTE DALL’UNIVERSITA’, questo lo slogan dell’iniziativa della Rete No Ponte, aveva, inoltre, il significato di rivendicare ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa, il principale luogo della formazione. Pare che il Rettore Tomasello abbia detto ai ricercatori, ricevuti in delegazione, che male interpretata sia stata dai “no ponte” l’iniziativa dell’ Università di Messina. E’ stato, quindi, chiesto di poter interloquire con il Senato Accademico per spiegare le ragioni della protesta e riceverne tutte le delucidazioni del caso. Una richiesta normale in una città normale ed in una università normale. La risposta è stata, dopo una serie di rinvii, la chiusura netta ad ogni interlocuzione. Un’università blindata dalle forze dell’ordine ed un Senato Accademico chiuso alle istanze dei cittadini ci consegnano uno scenario triste e oscuro in una città sulla quale incombe, sempre più pesante, l’ombra del ponte. La Rete No Ponte comunicherà nei prossimi giorni, in conferenza stampa, le iniziative che intenderà prendere per dare continuità alla protesta di oggi.

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Martedì 6 luglio ore 15.00 Presidio davanti al Rettorato - FUORI IL PONTE DALL'UNIVERSITÀ

FUORI IL PONTE DALL’UNIVERSITÀ Mentre continuano le TRIVELLAZIONI per completare gli studi necessari al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, l’Ateneo messinese affida al Consorzio EUROLINK (General Contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori del ponte sullo stretto) un intero edificio del Polo scientifico di Papardo di 4.400 Mq. Struttura, questa, destinata alla nascita di “nuove imprese” frutto di ricerca e di innovazione, garantendo – in particolare ai giovani laureati – spazi, servizi e strumenti a costo contenuto. Nel 2003 l’Ateneo aveva affidato la struttura a Sviluppo Italia per “assicurare ospitalità ad imprese nuove e spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica”. Il Consorzio Eurolink non ha nessuna delle caratteristiche previste dalla convenzione, né può rispettare i tempi di permanenza massima concessi alle imprese (60 mesi al massimo). Inoltre, Eurolink non è un impresa nuova, non è fatta da giovani laureati messinesi e non ha certo bisogno del sostegno pubblico per stare sul mercato. Siamo di fronte ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la “rendita” che Sviluppo Italia si assicura dagli affitti (mentre avrebbe il compito di promuovere nuove imprese) e, dall’altro, il privilegio offerto ad Eurolink di poter insediare il suo centro direzionale a prezzi fuori mercato. Questo è il corollario del Ponte sullo Stretto: operazioni basate sulla rendita, sulla speculazione, sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome dei profitti e degli interessi privati. Contro tutto questo è necessaria la più ampia mobilitazione popolare e democratica. Martedì 6 luglio ore 15.00 Presidio davanti al Rettorato RETE NO PONTE

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19 Dicembre 2009
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