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admin on January 21, 2010 |
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Anche la Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto
Per Ciucci & Co. l’importante è continuare il grande bluff
Per noi continuare a chiedere le vere priorità
in Calabria e in Sicilia come in Val di Susa
La Corte dei Conti, lo scorso dicembre, ha confermato alcune delle tesi sostenute dal Movimento No Ponte in questi anni: l’incongruenza dei dati economici, una stima disinvolta dei traffici nello Stretto che dovrebbero giustificare l’operazione del project finance, l’azzardo ingegneristico che penserebbe ad una campata unica di quasi il 40% più lunga della maggiore mai realizzata, il devastante impatto ambientale. Insomma, una stroncatura su tanti fronti che meriterebbe una seria messa in discussione di tutta l’operazione Ponte. La reazione dell’Amministratore Delegato della Stretto di Messina Ciucci è stata quella di rassicurare sul prosieguo di questo grande bluff. Tutto questo avviene mentre le vere priorità del territorio, quelle manifestate in piazza il 19 dicembre a Villa San Giovanni, rimangono ancora disattese ed inascoltate. Gli sfollati di Giampilieri continuano a scendere in piazza per protestare non avendo ancora ricevuto garanzie sulla messa in sicurezza del paese. A Saline si ritorna a parlare di centrale a carbone. Le strade, le montagne ed i mari, nei territori di Calabria e Sicilia, continuano a rimanere nel peggiore degli abbandoni, in mano al devastante sfruttamento.
Ribadiamo che in periodo di crisi e di risorse scarse, si dovrebbero scegliere le priorità.
Perciò, la Rete esprime la propria solidarietà ed adesione al fianco del movimento No Tav. Ancora una volta dalla Valle di Susa ci arriva un messaggio forte e chiaro: soltanto attraverso la mobilitazione popolare si può impedire la svendita dei nostri territori, ci si può opporre a quel modello di sviluppo che ci vogliono imporre, fatto di grandi opere e devastazioni ambientali.
In questi anni abbiamo visto come il Ponte sullo Stretto, la Tav, il Mose, gli inceneritori, i rigassificatori e tutte le opere inutili che vogliono imporci, sono solo delle “mucche da mungere”, buone a trasferire i soldi pubblici nelle tasche delle solite lobbies. È la comune opposizione a questa logica perversa che fa di tutte queste lotte una sola lotta. Franco Nisticò, prima di lasciarci quel maledetto 19 dicembre, ha urlato dal palco: “Solo la lotta porta risultati!”. Oggi i No Tav ne sono l’esempio.
Questo Governo ha scelto di concentrare tutte le risorse a disposizione nel 2009 in 6/7 grandi opere. È evidente, perciò, la volontà di premiare operazioni in favore di pochi grandi contractor, sulle quali è possibile costruire grande attrattiva mediatica, piuttosto che investire in opere ad alta utilità sociale ed economia diffusa come. Niente di più facile, adesso, che riversino i soldi a disposizione nella ri-progettazione del Ponte, magari dando in obolo qualche opera compensativa a Messina. Tanto per loro l’importante non è finire. L’importante é continuare.
Anche noi continueremo, con il nostro impegno, a chiedere che siano le vere priorità quelle realizzate.
Il prossimo incontro della Rete No Ponte si terrà a Villa San Giovanni, presso la sala parrocchiale della Chiesa di SS Cosma e Damiano di Acciarello, martedì 26 gennaio alle ore 19,00.
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admin on January 21, 2010 |
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Visita Napolitano in Calabria
Guerino Nisticò, figlio di Franco, scrive al Presidente della Repubblica

Si riporta, di seguito, la versione integrale della lettera:
Caro Presidente,
colgo l’occasione della Sua visita in Calabria per renderLa partecipe della condizione di un giovane calabrese e di tanti suoi conterranei.
Le indirizzo questa lettera per ciò che Lei rappresenta agli occhi di chi, come me, vede nel Suo ruolo istituzionale il simbolo di uno Stato di cui mi sento parte e di cui sento ancora il dovere di prenderne le difese. Uno Stato fondato sull’Uguaglianza e sul Lavoro, nato dalla Resistenza di chi non ha mai smesso di pensare e ha avuto il coraggio e la responsabilità di Resistere.
Le parole del Suo discorso di fine anno risuonano di una eco amara per chi vive una realtà, quella della nostra terra, che non conosce “serenità” da troppo tempo. Lei parla di “nuove generazioni, di riserve magnifiche di energia, di talento e di volontà”, di motivazione e qualità, specializzazione ed energie dei “giovani che hanno potuto prendere le strade migliori”. Lei sottolinea l’importanza di garantire opportunità di formazione capaci di far emergere i talenti e premiarne il merito. Le scrivo perché, a chi vive in questa terra maledettamente bella, fa rabbia sentirsi impotenti di fronte all’impossibilità di aprire tali strade.
I preoccupanti dati che sono emersi dal Rapporto Swimez 2008, sull’Economia del Mezzogiorno, e dall’ultimo report della Banca d’Italia, sulle dinamiche migratorie interne, denunciano che tra il 1990 e il 2005 circa 2 milioni di persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per cercare lavoro al Nord e, nel periodo 2000-2005, circa 80000 laureati hanno lasciato il Sud.
Le scrivo, dunque, con l’amara consapevolezza che spesso al Sud “l’unica strada possibile” per un giovane è quella di andare via. Innanzi a tale costrizione, come non sentirsi impotenti?
Questa impotenza, dovuta al fatto che troppo spesso ci piombano addosso, come macigni, problemi ed avvenimenti che dovrebbero essere impensabili in un paese che si ritiene civile, come morire in sala operatoria per mancanza di energia elettrica, fa sembrare la via più facile quella della resa.
In Calabria è quando non smetti di credere nel cambiamento e continui ad impegnarti e lottare in prima linea, attivamente, che paghi il prezzo più alto della frustrazione. Perché ogni volta si ha la sensazione di sbattere contro un muro di gomma e si è costretti a tornare indietro e ricominciare daccapo. Muro che spesso viene costruito proprio da chi dovrebbe contribuire ad abbatterlo.
Ad ogni modo, per chi vuole rimanere in Calabria senza arrendersi ad un sistema deviato, non è possibile smettere di lottare. E la lotta diventa sempre più necessaria per rincorrere la possibilità di avere una vita dignitosa e vedersi riconosciuti i propri diritti fondamentali.
Fino a quando dovremo lottare strenuamente per elemosinare un lavoro spesso in nero, precario ed insicuro; per avviare una sana e seria iniziativa imprenditoriale senza ritrovarci le porte chiuse in faccia dalle banche; per vivere la nostra quotidianità in un ambiente salubre e non violentato e deturpato da colate di cemento, abusivismo, frane, veleni radioattivi e discariche abusive; per avere strade sicure e ammodernate, trasporti efficienti; per ambulanze attrezzate in ogni ospedale, per una sanità liberata da interessi criminali e clientelari; per essere veramente “liberi” di vivere e costruirci qui, qui nella nostra amata Terra!, un destino diversamente possibile?
È troppo comodo parlare di Calabria e parlare di ‘ndrangheta, mancanza di lavoro, carenze infrastrutturali e cedere al luogo comune della disperazione e del lassismo, dell’apatia e della rassegnazione. Quello che è successo nelle ultime settimane ci impone di dare un taglio diverso alla discussione. Non possiamo non interrogarci, dal mio modesto punto di vista, sull’ottusità di una classe dirigente che pensa a grandi opere da cartolina in un contesto sempre più desertico.
Qualche giorno fa si leggeva di questo potere come di “Un potere ottuso, per nulla incline a mettersi in discussione, arrogante fino alle estreme conseguenze. Un potere multiforme, che significa navi dei veleni, cantieri eterni, dominio della mafia, politica clientelare e grandi opere.” Sembra una descrizione impietosa ma appare oggi, purtroppo, estremamente realistica. È una politica che, da decenni ormai ed in molti casi, sembra stare in piedi solo per gestire l’ordinario e le emergenze, senza poi di fatto offrire ai propri territori un progetto organico e complessivo che abbia la valenza di soddisfare le vere esigenze ed i reali bisogni della collettività e che incida in modo sostanziale per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.
Il 19 dicembre a Villa San Giovanni, i calabresi che non si arrendono a questo stato di cose, erano in strada per manifestare l’esigenza di un diverso ordine di priorità. Franco Nisticò da quella piazza stava urlando, con la stessa intensità di sempre tratta dalla forza delle idee e della vita reale: la denuncia di una disoccupazione giovanile preoccupante, del dissesto idrogeologico calabrese, delle grandi e delicate questioni ambientali irrisolte, della carenza delle infrastrutture e del sistema sanitario, rimarcando ancora una volta il problema della S.S.106 che continua ad essere un incessante e assurdo bollettino di guerra.
E proprio di quelle carenze ne ha pagato il prezzo più estremo, morendo e perdendo in modo assurdo la propria vita. In Calabria si può morire per un’ambulanza che non c’è e/o che non arriva in tempo. Franco Nisticò era mio padre.
Ed allora i tanti giovani calabresi stanchi di questo stato di cose chiedono alla Politica di scegliere tra la logica delle grandi opere, l’immobilismo, l’assenza di innovazione, la frammentazione del consenso, la sclerosi amministrativa e la vita reale.
E il problema in Calabria, perciò, non è solo trovare una realizzazione personale, non è trovare una strada per il proprio successo individuale. L’urgenza è trovare una strada collettiva che porti i cittadini calabresi a riconoscersi finalmente nello Stato.
Qui non si tratta più di sterili piagnistei usati come alibi, ma di chiedere ed ottenere diritti. E non possono più essere ammesse deroghe. È necessario rendere tangibile un’alternativa a questo potere clientelare e occulto, a questo sistema malato, fondato sulla mancanza di una vera libertà che potrà essere arginato solo attraverso l’emancipazione data dal LAVORO.
La nostra terra di Calabria è da sempre segnata da contraddizioni profonde. Una terra capace di dare vita a realtà esemplari di integrazione e accoglienza, come Riace, Caulonia e Badolato, dove i migranti sono accolti come una risorsa, non solo dal punto di vista umano e culturale, ma anche sotto il profilo della ripresa economica. Una Terra, allo stesso tempo, in grado di esprimere realtà esplosive come quella di Rosarno dove ‘ndrangheta razzismo e ignoranza, ma anche solidarietà, si sono sciolte, portando con sé l’illusione della convivenza. Convivenza illusoria perché non ci può essere convivenza tra schiavo e padrone.
È necessario riflettere sulla rabbia di chi non ha più niente se non la sua dignità e sul potere di chi la dignità l’ha dimenticata da tempo.
No, nonostante tutto non smetteremo di lottare “… i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unità. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi e giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti.” (Franco Nisticò)
Sappiamo fin troppo bene che solo questa è la Sua e la Nostra speranza per la nostra Terra.
Guerino Nisticò
(Badolato – Calabria – Italia?)
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admin on December 28, 2009 |
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Come cittadini colpiti dall’alluvione, come precari senza diritti, oggi ancora più precari dopo il disastro dell’1 ottobre, annunciato già dall’alluvione del 2007, che ha colpito le nostre terre, le nostre popolazioni, siamo vicini e partecipi alle lotte della rete NO PONTE.
Nelle ultime due manifestazioni contro il ponte siamo riusciti a portare in piazza cittadini della riviera jonica messinese, che nello spazio temporale di una notte, primo OTTOBRE 2009, si sono visti crollare letteralmente addosso il mondo che li circondava. Nella piena autonomia ed indipendenza dal potere politico trasversale protestiamo e lottiamo per la difesa e messa in sicurezza del nostro territorio. Nel nostro percorso abbiamo incontrato naturalmente la rete NO PONTE, i cui obiettivi sono simili ai nostri; basterebbe ricordare la parola d’ordine: i soldi del ponte per la messa in sicurezza dei territori, che racchiude la necessità di saldare in unico movimento (nel rispetto delle varie anime che lo compongono) vari settori sociali che lottano contro lo stato di cose presenti, contro la precarietà dei territori, contro la precarietà delle esistenze. A differenza di qualche comitato degli alluvionati pseudo liberi dalla politica e chiusi nel loro miope campanilismo, noi pensiamo che dobbiamo unificare le lotte presenti nei territori, contro i comuni devastatori.
In questo momento, pur non potendo essere fisicamente presenti per motivi di trasporto, siamo presenti al vostro fianco nel giorno che ricorda il compagno Franco Nisticò morto in seguito ad un malore sul palco della manifestazione del 19 dicembre a Cannitello e lasciato solo a morire dalle istituzioni e da quel governo, che si è riempito sempre la bocca con la parola “sicurezza”, senza che gli organi preposti alla “sicurezza” intervenissero tempestivamente con gli adeguati strumenti medici per tentare di salvargli la vita.
Saremo presenti materialmente al vostro fianco, aprendo una sottoscrizione nei nostri paesi per supportare tutte le iniziative legali per la “Verità sulla morte di Franco Nisticò”.
Concludiamo questo breve scritto ricordando per l’ennesima volta le parole finali del comizio di Franco:
“… i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unità. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti.”
E a questa Sicilia e alle popolazioni meridionali che devono rialzare la schiena…, ci permettiamo di aggiungere.
Francesco Aloisi e Giacomo Di Leo, per il Comitato NO FRANE, della riviera jonica messinese
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admin on December 19, 2009 |
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Reggio Calabria, 19 dicembre 2009 Comunicato Stampa
Un corteo di circa 20000 manifestanti era riuscito a smentire il clima di tensione che da giorni si respirava ed a confermare che il 19 dicembre, come annunciato, sarebbe stata una giornata di festa.
A rendere questa festa un’occasione di lutto e rabbia è stato, invece, il decesso di Franco Nisticò, il quale subito dopo il suo intervenuto sul palco, in rappresentanza del Cordinamento per la SS106, si è accasciato sul palco a causa di un malore.
Dopo avere ripetutamente richiesto l’intervento di un’ambulanza, anche attraverso il microfono del palco e dopo i primi interventi di soccorso dei medici presenti tra i manifestanti, è giunto sul posto il camioncino sanitario della Polizia di Stato che è risultato però essere sfornito degli adeguati strumenti di soccorso per questa circostanza.
Dopo circa 20 minuti Franco è stato accompagnato dalla Polizia di Stato agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, mentre ci veniva assicurato che “aveva ancora il polso”.
A quel punto, in quanto organizzatori, abbiamo deciso di sospendere la manifestazione.
La sproporzione tra il massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine e la scarsa e pericolosamente inadeguata presenza di presidi sanitari, si è rivelata fatale per il prosieguo della giornata, mettendo, a nostro parere, a rischio la stessa incolumità dei manifestanti.
Dopo un paio d’ore è giunta in piazza la drammatica notizia che tutti temevano.
La Rete No Ponte, che ha organizzato la giornata, esprime dolore e rabbia per quanto accaduto, assoluta vicinanza ai familiari di Franco e provvederà domani stesso a rendere noto come intende chiedere chiarezza su quanto di incomprensibile è avvenuto oggi a Villa san Giovanni.
Rete No Ponte
Ufficio stampa Rete No Ponte
stampa@retenoponte.it
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admin on December 16, 2009 |
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Area d’interesse: Presidenza
Data pubblicazione: martedì 15 dicembre 2009
L’Avvocatura regionale, a seguito delle recenti decisioni assunte dalla Giunta in tale direzione, ha presentato ricorso al Tar del Lazio ed alla Corte Costituzionale contro il Governo, ciascuno per le proprie competenze, relativamente alla decisione di realizzare la variante “Cannitello” in territorio della provincia di Reggio Calabria.
In sostanza con Delibera Cipe 83/06, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, approvò il progetto per la realizzazione della variante di “Cannitello”, individuando quale soggetto aggiudicatore RFI, con il parere della Regione che si espresse in favore sempre che l’opera “non fosse condizione essenziale alla realizazione del Ponte sullo Stretto, ma servisse soltanto a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria”.
Oggi, a tre anni di distanza, il Cipe, con delibera 77/09, scrive l’Avvocatura, “effettua una diversa individuazione del soggetto aggiudicatore (oggi Stretto di Messina spa) sul presupposto che “l’intervento è connesso e complementare il progetto del Ponte sullo Stretto”. Con il ricorso al Tar, quindi, la Regione chiede l’annullamento della delibera Cipe numero 77/09. Alla Corte Costituzionale si ricorre, invece, per il conflitto di attribuzione sorto a seguito della Delibera Cipe 77/09, nonché del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. p.g.
Fonte:http://www.regione.calabria.it